Ambientamento asilo nido

Ambientamento asilo nido: come superarlo senza sentirsi in colpa

Ed eccoci di nuovo alle prese con l’ambientamento all’asilo nido.
Tutti pronti con l’occorrente richiesto (lenzuolino e coperta, vestiti di ricambio, ciuccio e tazza per l’acqua, pasta lenitiva per il pannolino, una prima fornitura di pannolini e fazzoletti…e ovviamente un “Ernesto” per l’asilo)…. iniziamo con la prima settimana nel nuovo asilo nido

Nuove tate, nuovi amichetti e nuove mamme. Mi piace molto incontrare persone nuove, soprattutto nuove mamme. Nuove esperienze, nuovi punti di vista, nuovi spunti. Tanti approcci diversi, tanti problemi diversi, ma anche tanti problemi simili.

Mi sono ritrovata in particolare a parlare con una mamma, mamma di un bellissimo bambino di 9 mesi in classe con Edo. Si trova in questi giorni alle prime armi con il distacco dal proprio bimbo.

La vedo ogni giorno e vedo in lei ciò che ho passato io non più tardi di febbraio di quest’anno quando anche io, come lei, mi sono ritrovata a dover lasciare per la prima volta il mio bimbo a persone nuove ed estranee per dover tornare a lavoro, pensando se stessi facendo o meno la cosa giusta.

Ricordo che allora, realizzai solamente il secondo giorno che stavo per lasciare il mio cucciolo alle tate. Prima di quel momento non ci avevo mai pensato, forse il mio cervello non voleva “affrontare il problema” prima che si presentasse.

Il primo giorno di asilo nido era volato e non avevo ancora vissuto il distacco: ero stata con lui per tutto il tempo e avevo vissuto un’ora all’asilo nido con lui… ricordo che mi ero divertita ad osservare tutti gli altri bimbi in giro per la sezione, ognuno con le sue caratteristiche, ognuno con il suo carattere e con la sua voglia di scoprire.

Il secondo giorno invece, ricordo di essere andata in panico. Dopo la merenda del mattino, le tate mi hanno detto “ok, puoi provare ad andare via, se ci sono problemi ti chiamiamo”.

Sono uscita dalla stanza con il cuore in gola, ho sceso le scale dell’asilo nido con l’ansia e il magone. Sono salita in macchina e sono scoppiata in un mare di lacrime.

Ero certa che Edo non avrebbe sofferto. Ha un carattere molto socievole e curioso. È esuberante e gli piace la compagnia di altri bimbi. Non è un mammone e se incuriosito, passa ore a scrutare nuovi oggetti e materiali.

Semplicemente mi chiedevo se non era egoismo il mio: se il dover tornare a lavoro non fosse più desiderio mio che una necessità vera, e che se anche fosse stata davvero una necessità, in qualche modo, per il bene di mio figlio, avrei fatto ugualmente… forse sarebbe stato meglio per Edo aspettare l’anno di vita prima di inserirlo in un asilo nido…. E se poi non si trova bene? E se poi piange disperato che mi cerca e le tate non mi chiamano? E se diventa triste tutto d’un botto, lui che è il volto della felicità? Come faccio a capire che è felice di questa nuova esperienza, lui che non sa ancora parlare, un bimbo di solo sei mesi e mezzo????

Tanti dubbi, tante preoccupazioni. Tante domande. Stavo facendo la scelta giusta?

Poi dopo lo sfogo e l’emotività, la ragione ha ripreso il sopravvento e la logica mi ha portato a pensare che per me era la scelta giusta.

Vedendo ora le altre mamme nella mia stessa situazione di allora, mi porta a pensare che questi dubbi li hanno davvero tutte le mamme, che non ero la sola a dover rientrare a lavoro così presto, non ero la sola ad avere la necessità di riappropriarsi della propria vita e dei propri spazi, anche se mio figlio rimaneva e rimane comunque il centro del mio mondo.

Non è sbagliato pensare di dover stare un po’ di tempo a pensare altro, non è sbagliato voler dare peso alla qualità del tempo passato insieme e non alla quantità, al fatto che una mamma felice e rilassata è più positiva e felice, anche nella relazione con il proprio figlio.

È altrettanto vero che se una mamma si sente appagata, felice e soddisfatta nel portare i bimbi ai nonni, a chiamare una tata a casa o a voler rimanere a casa più mesi e ritardare il rientro a lavoro per godersi appieno il proprio figlio, sia giusto e corretto farlo. Non esiste una pozione magica universale. Esiste una pozione magica per ogni mamma, basta trovare la pozione giusta che ci rende felici.

Quindi care mamme, pensate e riflettere. Cosa vi rende serene? Cosa vi rende felici e non stressate? Fate la vostra scelta non pensando al giudizio degli altri, ma al vostro benessere e a quello di vostro figlio. Ne gioverete tutti. Papà compreso.

A presto.

Un pensiero su “Ambientamento asilo nido: come superarlo senza sentirsi in colpa

  1. Gaia ha detto:

    Perfettamente daccordo con te. Io sto portando adesso la piccola peste duenne al nido, stiamo facendo quello che loro chiamano inserimento.Sembra che vada tutto bene, lei è tranquilla gioca si diverte e quando mi rivede corre felice ad abbracciarmi. Vuol dire che avrò scelto il momento giusto, per lei ma anche per me perchè anche io ho affrontato il distacco da lei in modo naturale e lei lo avrà recepito. Prima restava con la nonna e andava bene così…ognuno ha i suoi tempi ed è giusto assecondarli cercando sempre di trovare il miglior compromesso tra necessità ed esigenze!

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