Cosa (non) dire a una neo-mamma

Ieri mi sono imbattuta in questo post su internet… un elenco di 8 regole d’oro per i parenti e affini delle neomamme
Un decalogo che molte mamme credo avrebbero voglia di appendere sulla porta di casa come monito per chiunque entra e avrebbe voglia di dire la sua.

Cosa (non) dire a una neo-mamma

E’ strano, perchè alcune persone non ci pensano davvero, probabilmente perchè inesperte e non sono ancora genitori; altre invece, lo sono o lo sono stati, e in realtà, dovrebbero sapere e capire determinate pensieri e atteggiamenti.

Quando la mia splendida nipotina Bianca è nata (ahimè con ben 21 giorni di anticipo), era davvero piccolina, appena 2kg di peso. E’ stata ovviamente una gioia immensa, ma per mia sorella è stata davvero dura. Il parto, il dopo parto e i mesi che seguirono.
Non nascondo, e non credo lo nasconda neppure lei, che abbia attraversato un momento molto difficile, non solo dovuto alla bimba che, essendo piccola, necessitava di particolari attenzioni, ma anche e soprattutto dovuto alla miriade di persone che si vedeva “transitare” in casa e che si ritrovava intorno a dispensare consigli e cure per lei e mia nipote, fino a farla arrivare alla conclusione che lei non fosse in grado di accudirla nel modo giusto.

Io, ero incinta di Edo e vedevo tutto questo dall’esterno.
In attesa del mio primo cucciolino, ero particolarmente sensibile e mi immedesimavo in mia sorella.
Se andavo a farle visita e rimanevo con lei per tutto il pomeriggio, era un continuo squillare di telefono e di visite a casa (ovviamente per dare il benvenuto a Bianca).
Mia sorella aveva fatto un cesareo (per varie motivazioni e complicanze) e il suo stato fisico non era dei migliori. Riusciva solo a stare a letto.

L’aiuto le serviva certo, ma non credo che le visite, in quello stato, la aiutassero più di tanto. Credo che sarebbe stato meglio andarla a trovare non appena si fosse ripresa o quando almeno fosse riuscita a stare in piedi…
Oltre a questo, tutti, coglievano l’occasione per dare consigli e suggerimenti: fai così, tienila cosà, cambiala, vestila che c’è freddo, spogliala perché è coperta troppo, svegliala, falla mangiare, coccolala, prendila, non tenerla troppo in braccio perché la abitui male, e via dicendo…

Io nel mio piccolo, mi limitavo a chiederle come stava e a sapere se c’era qualcosa che potevo fare (tenendo presente la mia condizione di gravida) per darle una mano. Qualsiasi cosa, anche pulire in casa, fare la spesa o sbrigare qualche commissione. Preparare la cena magari o aiutarla a fare una doccia, o semplicemente prendere la posta dalla cassetta o preparare una lavatrice.

Vedevo che la sua sofferenza era tale, quando ascoltava gli altri, che non mi sentivo di dirle nulla, se non di incoraggiarla di fare di testa sua.
Soffriva in silenzio, quel silenzio disperato che urla dentro e che non ha la forza di uscire. Pianti continui quando nessuno la vedeva e sfoghi “disordinati” di tutto ciò che aveva per la testa e che le stava accadendo, di tutti quei suggerimenti e consigli che cercava di seguire per il solo motivo di “non sentire parlare gli altri e non dover discutere”, perché non ne aveva la forza.
Mamma tutto d’un botto con 21 giorni di anticipo, non aveva avuto il tempo di “prepararsi” al parto imminente. Mamma, con tutte le emozioni e le trasformazioni fisiche ed emotive che accompagnano questa tappa importante di ogni donna. Mamma, con tutte le sue debolezze, insicurezze, inesperienza, ma anche gioia e voglia di viverla questa sua mancanza di nozioni; ma non le davano il modo, non le davano il tempo.
Ricordo che un giorno, disperata, dopo l’ennesimo sfogo, mi sono messa io dalla sua parte. Ho preso io le sue difese. Ho detto a tutti, “grazie dei consigli“, ma ho anche detto “…ma è arrivato il momento di smetterla”. Era il momento di lasciarle il suo spazio, di lasciarle il modo di diventare mamma da sola, di darle anche il modo e il tempo di sbagliare e di recuperare, che se qualcuno avesse voluto darle una mano avrebbe dovuto chiedere a lei di cosa di cui avesse bisogno. Ho preso le sue difese perché ho letto in lei la disperazione e la depressione che stava prendendo il sopravvento.

Le nonne, le mamme, le zie, sono un vagone di esperienza per i giovani, ma non sempre ciò che andava bene 50 anni fa, è ancora valido e appropriato ai giorni nostri.
Amiche e conoscenti: anche se voi siete mamme o lo siete state, non prendete l’iniziativa di dire cosa devono fare le giovani mamme. Sono inesperte è vero, ma hanno voglia di imparare. Se sono in difficoltà, chiedono una mano e un parere, ma non date loro consigli non richiesti. Non è mancanza di fiducia la loro, ma è sete di esperienza che si forma “sul campo”.
E voi mamme, non arrivate al limite. Non fate come mia sorella che piangeva ogni giorno per non dare un dispiacere a mia madre e a sua suocera: parlate, parlate prima che la sofferenza vi porti alla depressione (tipica del post-parto). Non vi dovete sentire inappropriate, né inadeguate per i vostri figli. Non sentitevi piccole di fronte a questa fatica, non sentitevi sole, non sentitevi incomprese. Parlate e chiedete aiuto, ma rispondete anche, a chi dispensa consigli gratuitamente e non richiesti, che apprezzate il consiglio e che ci penserete, ma che farete comunque come credete sia giusto per vostro figlio.

Sappiate che ogni mamma, istintivamente, anche se inesperta, capisce e sa cosa è giusto fare e qual è la cosa migliore in quel momento.
Da mamme, quando sarete più esperte e mature, ricordate queste parole e trattenetevi dal dare consigli, fatelo solo se richiesto. Ricordatevi della vostra esperienza e, come è stato per voi, che la cosa migliore da dire è sempre: “Hai bisogno di una mano? In cosa posso rendermi utile?” Sarà sicuramente apprezzato.

In bocca al lupo!

Fonte post “8 regole d’oro”: www.nostrofiglio.it

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