La ricetta della felicità 

Osservo spesso Edo: quando gioca, quando ride, quando esplora, quando scopre un oggetto nuovo e quando vede per la prima volta qualcosa che non aveva mai visto prima. Mi trovo a ridere con lui, a dire “Wow” per cose per me banali e a cui non do più peso da tempo, nè importanza.

E così, mi ritrovo a sorprendermi con lui (per puro spirito di mamma e di partecipazione), a guardare gli animali affascinata, a stupirmi mentre osserviamo insieme oggetti che si muovono o a ballare quando sentiamo una canzone.

Mi ritrovo a spiegare spesso le cose che a lui sono sconosciute, a insegnargli i nomi, a contare, a dirgli i colori.

A raccontargli il perché di alcune cose e il motivo dei miei no.

Altre volte invece, come ora, mi fermo a pensare che mi sta insegnando anche lui qualcosa.

Mi insegna a ridere di gusto quando qualcuno mi fa il solletico, mi insegna a ballare scalmanata e scomposta insieme a lui infischiandomi di chi mi guarda, mi insegna a “urlare dalla fame” quando il mio stomaco mi dice che è ora di mangiare e a non rimandare solo perché “ho altro da fare”. Mi insegna a emozionarmi e entusiasmarmi di fronte a un cane o a un animale, in quanto essere vivente, ad andargli incontro correndo per poterlo toccare.

Mi insegna a correre come un pazzo solo per il gusto di farlo e a farmi rincorrere perché è divertente; mi insegna a giocare fino ad essere stanchi, a stare insieme e a condividere momenti, perché è più bello se le cose si fanno in due o più.

Mi insegna a osservare e a imitare le cose che fanno mamma e papà perché bisogna essere curiosi della vita e di chi sa “fare”, mi insegna la collaborazione, la pazienza e la perseveranza…. Quante volte prova a fare una cosa un bambino prima di riuscirci? E quante volte la fa dopo che ci è riuscito?

Mi insegna a gioire delle vittorie e delle conquiste e a perseverare quando non si riesce a fare qualcosa. Mi insegna a non stare mai fermo, ma ad avere sempre qualcosa da fare, la pigrizia non è mai contemplata.

E quando si è stanchi, non esiste televisione, non esistono serate fuori, non esistono videogiochi, non bisogna fare le pulizie, si va semplicemente a letto per dormire.

Mi insegna che un buon libro è un ottimo modo per giocare e imparare, perché i libri racchiudono storie magiche e perché è bello sfogliargli, osservare le figure e incastrarci le dita dentro.

Mi insegna che per divertirsi basta correre in mezzo a una pozzanghera e saltarci dentro per fare schizzare fuori l’acqua, sporcarsi le mani con il cibo per capirne le consistenze, immergere il dito nelle tempere e dipingere con le mani, fare finta di cucinare con qualche tegamino e qualche attrezzo da cucina con della pasta cruda….Senza preoccuparsi di sporcare i vestiti, fare disordine o sporcarsi faccia e mani, perché tanto dopo ci si pulisce.

I vestiti…. Quelli si scelgono in base ai colori preferiti e alle figure che ci sono stampate sopra; e le scarpe si scelgono in base a quelle che sono più comode per camminare e in base al fatto che quelle con gli strappi Edo riesce ad aprirle, mentre quelle con i lacci no.

Poi mi insegna anche che sono importanti i baci e gli abbracci. E che le coccole sono obbligatorie al mattino appena svegli e alla sera prima di andare a dormire. Mi insegna che il conforto della mamma risolve un sacco di cose, soprattutto quando ci si fa male e che il papà è un super eroe quando ci sono i mostri in camera, quando bisogna affrontare il buio e quando bisogna riparare un gioco rotto. Che c’è sempre un rimedio per tutto… Non lo diciamo loro quando piangono disperati per qualcosa? Se non ci crediamo per prima noi che glielo insegnamo…

Ecco cosa mi sta insegnando mio figlio, un piccolo nano di 16 mesi che gira per casa urlante e felice: mi insegna a credere io per prima in ciò che gli insegno, a guardare il mondo con la sua curiosità e con la sua spensieratezza, senza paura, ad amare gli animali e la natura. Mi insegna la semplicità e il fatto che la felicità sta davvero nelle piccole cose, basta solo dargli importanza e non darle per scontate.

A presto.

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