Tributo a mia madre

Tributo a mia madre

…E poi ci sono le mamme come la mia, le mamme nate negli anni ’50 – ’60…. E che hanno avuto figli negli anni ’80 – ’90. Quelle sì che erano toste.

Oggi ci sono mamme tutto fare e con i super-poteri è vero, ogni generazione ha le sue super donne… donne che lavorano, donne casalinghe e mamme a 360°, mamme che nonostante la gravidanza sono sempre perfette e recuperano in fretta la forma fisica (forse non l’hanno neppure mai persa neanche in gravidanza…); mamme che sanno perfettamente come bilanciare ogni cosa, dalla vita di tutti i giorni, agli impegni settimanali, alle pietanze che i propri figli devono mangiare, alle cose da evitare e alle cose da prendere…

La mia mamma era una MAMMA…. è una mamma di quelle accoglienti, dalle forme rotonde e anche un po’ “generale” negli atteggiamenti e nell’educare….una di quelle mamme che solo a guardarla viene d’istinto chiamarla mamma. Ora che è nonna lo è forse ancora di più.

Una mamma bellissima fin da ragazza quando ancora mamma non era, che non ha mai nascosto i suoi (pochi) chili di troppo presi durante le due gravidanze, una mamma che non ha mai fatto mancare nulla alle sue figlie neppure nei tempi più duri. Una di quelle mamme che ti avrebbe donato la luna e il mondo intero solo perché io e mia sorella lo volevamo, ma non c’era tanta disponibilità…lei comunque, nel suo piccolo, ce lo donava.

Non eravamo certo due figlie viziate, ma ogni tanto una mamma vuole viziare le proprie figlie, fosse anche solo una volta all’anno per il compleanno o per Natale.

Una mamma che lavorava di notte, seduta sulla sedia in cucina, seduta a ricamare, per guadagnare qualche soldino in più; una mamma che sempre di notte preparava da mangiare per me e mia sorella per il giorno dopo, perché non poteva tornare a casa dal lavoro per prepararci il pranzo. Una mamma che quasi mai ha giocato con noi, ma che ci ha insegnato molte regole e molta disciplina. Un po’ dura forse, ma oggi so cosa vuol dire educazione e so cosa vuol dire sacrificio.

Lei era una mamma che rinunciava ai vestiti per sè stessa per darne uno in più alle proprie figlie, che non mangiava la carne dicendo “non la voglio, non ho fame”, per darla a noi; una mamma che costretta a lavorare per le feste e i compleanni, chiedeva un cambio turno con la consapevolezza che avrebbe dovuto sgobbare il triplo per recuperare….

Una mamma che in prima elementare mi faceva andare a scuola da sola, a piedi o in autobus, a 6 anni, senza venirmi a prendere in macchina e senza portarmi la cartella. Mi ha insegnato a badare e me stessa e a essere responsabile delle mie cose e di me come persona.

Mi ha insegnato a fare i mestieri in casa che ancora non andavo a scuola, per dare una mano in casa e io ricordo che non ne volevo sapere e ribellandomi urlavo “non siamo le tue serve!”, devo invece ringraziarla. Mi ha insegnato a essere una donna di casa, mi ha insegnato il rispetto per il posto in cui vivo, il rispetto delle cose, il rispetto verso un “mestiere” tanto faticoso, il rispetto per l’ordine. Mi ha insegnato a cucinare, mi ha insegnato a cucire.

Una mamma talmente severa che mentre i miei compagni di scuola andavano in vacanza, a me e a mia sorella ci spediva dalle suore a imparare a ricamare: disciplina e rigore, sempre e dovunque.

Faceva parte di una generazione in cui si andava avanti non con internet e con i libri, ma con la saggezza degli anziani, dei metodi naturali e tramandati. Per un mal di orecchi bastava del cotone imbevuto di olio caldo, e per il mal di pancia una borsa dell’acqua calda. Mamme che anche con una temperatura di -20 gradi uscivano di casa con i figli tutti imbacuccati per prendere aria fresca e i raggi del sole, non esistevano le goccine di vitamina D; le malattie si curavano “prendendole” e sviluppando gli anticorpi, non esistevano gli immuno-stimolanti e il vaccino si faceva, senza se e senza ma.

Guardo lei indietro e capisco oggi, ancora una volta e ancora di più, il valore di certi gesti, di certi sacrifici, di certe rinunce (che forse allora poco capivo nella mia condizione di figlia). E capisco guardando mio figlio, cosa voglia dire. Capisco che guardare un figlio e pensare che non puoi regarlargli la tua serenità è difficile; capisco che guardarlo negli occhi e sentirti in colpa nei suoi confronti è pesante e ti fa sentire male. Capisco che guardare tuo figlio che ti sorride e fare finta che vada tutto bene è una pugnalata nel cuore, perché ti senti in difetto, ti senti rammaricato e triste, perché un bambino non può capirle certe cose.

Beh care mamme del 21esimo secolo, queste mamme erano toste, sono toste. Erano e sono super mamme anche loro e forse più di noi.

Dobbiamo essere più contente di ciò che abbiamo e dare più valore alle cose che contano davvero. Senza pretendere di più, senza essere tristi e pensare a ciò che non si ha; ma pensare a ciò che abbiamo, a ciò che possiamo veramente dare ai nostri figli, che prima di tutto, al primo posto c’è la sicurezza di un lavoro e l’amore dei genitori, al primo posto c’è la nostra serenità di genitori e anche e soprattutto la serenità dei nostri figli. In modo che possiamo guardare loro negli occhi senza mentire e dirgli che va tutto bene.

A presto

 

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